martedì 29 agosto 2017

LA MAPPA CHE MI PORTA A TE, J. P. MONNINGER. Recensione in anteprima.


TITOLO: La mappa che mi porta a te

AUTORE: J. P. Monninger

EDITORE: Sperling & Kupfer


PAGINE: 373

PUBBLICAZIONE: 29 agosto 2017


GENERE: Contemporary romance

PREZZO: € 18,90 cartaceo

L'amore ci trova. Sempre. È l'estate dopo la laurea, quella della libertà e dei progetti, quando il futuro ti inebria con le sue infinite possibilità e la vita sembra invitarti a percorrere mille strade diverse. Quell'estate, al termine del college, Heather parte per l'Europa con le amiche del cuore. È un viaggio zaino in spalla, alla scoperta della magia del vecchio continente, i romanzi di Hemingway a farle da guida da una capitale all'altra. Ad attenderla al suo ritorno negli Stati Uniti c'è un avvenire già accuratamente tracciato: un impiego sicuro, l'inizio di una carriera importante, le aspettative della famiglia. Ma su un treno notturno da Parigi ad Amsterdam, ecco, inaspettato, l'incontro con Jack, capace in un istante di cambiare il corso del suo viaggio e della sua vita. Jack non segue gli schemi. Lui, la carriera e le aspettative, se le è lasciate alle spalle senza rimpianti. Ora sta attraversando l'Europa seguendo un itinerario annotato in un vecchio taccuino: apparteneva a suo nonno che, dopo aver combattuto nella Seconda guerra mondiale, si era concesso di conoscere meglio quei Paesi prima di tornare in America. Per Jack, quel diario è un tesoro prezioso e non esita a condividerlo con la ragazza che lo ha conquistato in un istante. È così che le traiettorie di Heather e Jack si uniscono, in un viaggio dell'anima che è scoprirsi e amarsi, vedere con gli stessi occhi spettacoli mozzafiato, nutrirsi di poesia, suoni, profumi. È un'estate unica, in cui tutto è un sogno possibile. Ma quando, come ogni estate, volgerà al termine, Heather e Jack dovranno decidere se restare compagni di viaggio per la vita o tornare alle rotte prestabilite. Sul loro destino pesa un segreto. E sarà la più grande prova d'amore.


L’amore non è statico e non è divisibile. L’amore che troviamo in questo mondo ci viene incontro e contemporaneamente si allontana da noi. Dire che siamo noi a trovarlo significa fare un uso improprio del verbo “trovare”. È l’amore a trovare noi. L’amore ci trova, ci attraversa e prosegue il suo cammino. Non siamo noi a trovarlo, così come non siamo noi a trovare l’aria o l’acqua; ma senza aria o acqua non possiamo vivere, così come non possiamo vivere senza amore. L’amore è essenziale e sempre presente, come il pane. Ti basterà cercarlo per vederlo dappertutto e non restare mai senza.
L’amore arriva quando meno ce l’aspettiamo. Ci cambia la vita lentamente, senza che neanche ce ne rendiamo conto, ma radicalmente.
L’amore ci fa fare dei viaggi immensi, senza fine, bellissimi, dentro di noi e in giro per il mondo.
Il viaggio più bello della loro vita Heather e Jack lo fanno insieme. Si incontrano per caso su un treno: uno di quegli incontri improbabili e che sembrano lasciare il tempo che trovano. Heather si è appena laureata e decide di fare il suo primo viaggio in Europa con le sue due migliori amiche, Constance e Amy. Il treno che le porterà ad Amsterdam è quello che le permetterà di conoscere Jack. Uno schianto, un armadio di un metro e novanta, un sorriso splendente che mette in mostra due fossette adorabili, mani grandi e robuste. Ma, soprattutto, una stravaganza e un’ecletticità tutte sue, qualcosa che Heather non ha mai conosciuto.
Da una richiesta innocente – o forse no -, quella di tenergli lo zaino per un attimo, inizierà un viaggio che porterà i due ragazzi in giro, a godere di meraviglie inestimabili. Amsterdam, Parigi, Berlino, Repubblica Ceca. Un viaggio fatto con gli occhi, con il sorriso, con le mani e con il cuore.
Heather è una ragazza con la testa sulle spalle il cui futuro è già stato progettato. Suo padre si è occupato di trovarle subito un lavoro alla Bank of America: un lavoro ben retribuito, di tutto rispetto. Porta sempre con sé un’agenda super organizzata in cui annota ogni cosa che la riguardi. Responsabilità è il suo secondo nome.
L’incontro con Jack, come se il viaggio in sé non bastasse, porterà nella sua vita scompiglio e metterà in crisi ogni sua certezza.
Era stato come curiosare a lungo in un negozietto di abiti usati e, dopo aver trovato qualcosa di carino o di perfetto per te, decidere di non comprarlo. Sai benissimo di poter vivere senza, ma rimpiangi di averlo lasciato lì. Allora cominci a chiederti se, tornando indietro, lo troveresti ancora e se davvero ti donerebbe come ricordi, e capisci che comprandolo ti saresti messa l’anima in pace, mannaggia.
Jack le mostrerà un altro modo di vivere, di guardare il mondo. La sua vita e i suoi obiettivi sono così diversi da quelli di Heather da creare attrito tra loro inizialmente. Jack si è laureato in comunicazione, ha fatto il reporter giornalista per un po’, poi ha scelto di abbandonare tutto e andare in giro per il mondo con un diario scritto da suo nonno ripercorrendone ogni tappa. Il suo nuovo obiettivo di vita è seguire alla lettera le indicazioni del nonno, provare a vivere le sue stesse sensazioni/emozioni, vedere con i suoi occhi ciò di cui il nonno ha scritto.
Il futuro di Heather, la sua vita pianificata nel minimo dettaglio, gli sembra sin dal primo momento una gabbia. Esiste davvero qualcuno al mondo che preferisce farsi rinchiudere in un ufficio, in una vita con orari rigidi, per gran parte già stabilita, piuttosto che vivere sull’onda delle sensazioni?
Jack è la follia, la spensieratezza, il disordine che Heather non ha mai conosciuto. Per la prima volta la terra sotto i piedi tremerà, mettendo a rischio tutto ciò che si è prefissata di fare.
La mappa che mi porta a te è la storia di un viaggio significativo. Heather viaggia nella sua vita, così come non ha mai fatto o non ha mai saputo fare; viaggia alla scoperta di nuovi posti, nuove città, nuove esperienze di vita. Si riscopre, abbandona i “vecchi” obiettivi per porsene di nuovi, si mette in gioco forse per la prima volta in vita sua.
Jack continua il suo viaggio personale, porta avanti il suo progetto e lo fa in maniera religiosa, ma, inevitabilmente, l’incontro con Heather cambia anche le sue prospettive.
Lui era la lepre e io la tartaruga, lui la cicala e io la formica. No che uno dei due avesse torto e l’altro ragione, o che uno fosse superiore e l’altro inferiore: eravamo solo diversi.
Mi verrebbe da dire che due personaggi più diversi non si potevano trovare. Come poli opposti, come nord e sud, mescolano le loro vite. Jack porta un po’ di sé nella vita di Heather e Heather porta un po’ di sé nella vita di Jack.
Il viaggio, quello più importante e bello che compiranno è di sicuro la punta di diamante di questo romanzo. Porterà alla crescita e al cambiamento, qualcosa a cui nessuno dei due riuscirà a sottrarsi.


La scrittura di J. P. Monninger è poesia. Sublime ed evocativa. Accompagna, tiene per mano, nel viaggio che il lettore fa nelle anime e nei cuori dei due protagonisti. Mostra nuove prospettive, illumina strade sconosciute che si percorrono per la prima volta con una certa incertezza.
Non ho potuto restare indifferente di fronte alle descrizioni così particolari e soavi che lo scrittore fa delle tappe, soprattutto di Parigi. Mi ha insegnato un nuovo modo di vedere e di guardare a questa città, ha insinuato in me il dubbio che pur avendola visitata non abbia saputo cogliere tante sfumature e colori. Ri-vederla con i suoi occhi è stata magia pura.
Nel disordine, nei rumori e nei colori che si susseguono creando fotogrammi sempre vividi e diversi, ci sono il disordine e il rumore che fanno Heather e Jack. I loro pensieri fanno rumore, hanno un peso specifico che inciderà sulla loro vita per sempre.
Leggere questo romanzo è stato tutt’altro che veloce e poco impegnativo. Ha richiesto da parte mia uno sforzo di cui non avrei mai potuto sospettare. Forse mi aspettavo qualcosa di scontato, invece si è rivelato qualcosa di profondamente diverso. La cover e il titolo mi hanno conquistato esattamente come hanno fatto con tante di voi, la trama ha fatto il resto. Mi aspettavo anche il finale così poco sognante eppure magico, coerente con l’intera evoluzione della trama e dei personaggi. Non ho nulla da recriminare all’autore, a volte le cose vanno in maniera diversa da come ci aspettiamo, a volte la vita ha in serbo per noi qualcosa di diverso da ciò che abbiamo sempre sognato. A volte la vita ci fa un regalo grande, ma decide lei quando farcelo recapitare e quando è il momento di scartarlo. Poi, altre volte ancora, decide anche quando è il momento di riprenderselo strappandocelo dalle mani e lasciando nel cuore un vuoto incolmabile.
Tuttavia ci sono stati alcuni passaggi troppo lenti e a mio parere inutili. In alcuni punti l’autore si è dilungato troppo fornendo al lettore dettagli di cui non aveva bisogno e togliendo magia alla storia principale. Sono stati proprio questi momenti a rendere la lettura di tanto in tanto ostica e in qualche modo hanno impedito ai protagonisti di far spalancare le porte del mio cuore.
La mappa che mi porta a te è un romanzo agrodolce, intimo, introspettivo. È un racconto significativo, che indubbiamente lascia qualcosa al lettore, un messaggio che va custodito con cura e compreso fino in fondo.
Se avete voglia di una lettura diversa dal solito romance a cui siamo abituate, forse questo è il romanzo che fa per voi. Vi mostrerà una nuova prospettiva, vi offrirà nuove lenti con cui guardare il mondo.








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