mercoledì 30 novembre 2016

READING OVERSEAS: FIRE IN YOU, JENNIFER L.ARMENTROUT.

TORNA LA RUBRICA DI SAMUELA, READING OVERSEAS. 


Per questo secondo appuntamento ha deciso di regalarvi la traduzione del primo capitolo del nuovo contemporary romance della nostra amata Jennifer L. Armentrout, FIRE IN YOU, con la speranza che possa arrivare presto in Italia.
Buona lettura!






TITOLO: Fire in you

AUTORE: Jennifer L. Armentrout


SERIE: Wait for you #6

EDITORE: Jennifer L. Armentrout

PAGINE: 360


PUBBLICAZIONE: 28 novembre


GENERE: Contemporary romance 


COSTO: € 3,52

Tutto il mondo di Jillian Lima è stato distrutto nell’arco di poche ore. La stessa notte in cui il suo amore d’infanzia, Brock “ La Bestia”, le ha spezzato il cuore, la sua vita è cambiata irrimediabilmente per mano di uno sconosciuto con una pistola. Ci vorranno sei anni per ricomporre lentamente i pezzi della sua vita distrutta, ma Jillian finalmente è pronta a smettere di vivere in un passato pieno di dolore e rimpianto. Accetta di lavorare presso l’Accademia di arti marziali di suo padre, ed è pronta per uscire per un primo appuntamento dopo una relazione fallita, più pessima che buona. Jillian è determinata a ricominciare a vivere. Non si sarebbe mai aspettata che Brock , potesse tornare a far parte di nuovo della sua vita. Ma lui è rientrato prepotentemente nella sua vita, ancora prima che lei lo sappia e non solo è cresciuto, ma è incredibilmente più bello, più stuzzicante, e molto di più. E quando vedrà Jillian, non sarà più in grado di pensare a lei, come alla bambina cresciuta che era la sua ombra o come alla figlia dell’uomo che gli ha dato una seconda possibilità nella vita. Vedrà la donna che è sempre stata li per lui, l’unica persona che ha creduto in lui, nonostante tutto. Brock sa che lei è quella giusta per lui, e quello che inizia come un tentativo di amicizia si trasforma velocemente in chimica incandescente, in fiamme che ardono più luminosi della lussuria. Innamorarsi di nuovo di Brock, significa rischiare più del suo cuore, perché quando il doloroso passato, pieno di sensi di colpa tornerà a galla, e una rete di bugie minaccia di separarli, le conseguenze potrebbero portargli via tutto quello per cui avevano combattuto insieme, e distruggere i sogni di coloro a cui tengono di più.


(Traduzione a cura di Samuela Senna)


CAPITOLO 1






Avevo intenzione di uccidere Avery Hamilton.
Mani sudate afferravano il volante mentre dicevo a me stessa che avevo bisogno di uscire dalla macchina. Era arrivato il momento, ma sapevo che avrei preferito camminare a piedi nudi sui vetri rotti e incandescenti, piuttosto che entrare in quel ristorante..
Sembrava eccessivo persino a me. 

Ma tutto quello che volevo fare, era andare a casa, cambiarmi, indossare un paio di leggings, che probabilmente non erano adatti per essere mostrati in pubblico, rannicchiarmi sul divano con una ciotola di panna acida, formaggio e patatine fritte (quelle increspate) e leggere. Stavo attraversando quella fase strana in cui divoravo romanzi storici degli anni ottanta, e stavo per iniziare a leggere un romanzo sui vichinghi di Johanna Lindsey. C’erano un sacco di corpetti striminziti e uomini alfa imbottiti di steroidi ad attendermi. E lo adoravo. 

Ma poi, Avery mi avrebbe ucciso se le avessi dato buca quella sera.
Allora, ok. Non mi avrebbe ucciso, perché chi avrebbe fatto da babysitter ad Ava e al piccolo Alex 

così che lei e Cam avrebbero potuto avere una serata romantica? Quella sera era un’eccezione. I genitori di Cam erano in città, quindi badavano ai bambini e io mi trovavo li, seduta in macchina e fissavo uno degli alberi di acero Giapponese che fiancheggiavano il parcheggio e sembrava che fosse pronto a ribaltarsi. 
"Ah," gemetti, buttando indietro la testa contro il sedile.
Se avessi dovuto farlo in qualsiasi altro giorno, non sarebbe stato poi così male, ma quello era stato il mio ultimo giorno da Richards e Decker. C’erano state così tante persone dentro e fuori dal mio ufficio. Palloncini, una torta gelato della quale forse avevo preso due.. o tre fette. 

Lasciare il mio lavoro dopo cinque anni, era stato strano. Avevo convinto me stessa che avrei amato stare li. Andavo a lavorare, chiudevo la porta e per la maggior parte del tempo, venivo lasciata da sola mentre analizzavo indennizzi di assicurazione. Era un lavoro semplice e tranquillo in cui potevo perdermi, e non ho mai rischiato di doverlo portare a casa con me alla fine della giornata. Pagava il mio appartamento con due camere da letto e copriva il prestito per la mia Honda. Era un lavoro tranquillo, noioso e innocuo, per andare avanti con una vita tranquilla, noiosa e innocua. 
Poi mio padre aveva finalmente, letteralmente, fatto un'offerta e sarei stata un’idiota a farmela scappare, e quell’offerta aveva sbloccato qualcosa dentro di me, qualcosa che credevo fosse morta da tempo. 
Il desiderio di ricominciare a vivere di nuovo veramente.
Sì, sembrava banale anche pensarlo, ma era la verità. Durante gli ultimi sei anni, ero andata avanti giorno per giorno. Senza nessuna prospettiva. Non facendo nessuna delle cose che avevo sempre sognato. 

Accettare l’offerta che mi aveva fatto mio padre, era il primo passo in avanti, il passo più grande e finalmente poter andare avanti con la mia vita, ma non riuscivo ancora a credere lo stessi facendo. I miei genitori odiavano. . . odiavano il modo in cui erano andate le cose per me. Avevano tutti questi sogni e speranze. Erano anche i miei….
Un colpetto sul finestrino dell’auto mi sorprese e saltai. Il mio ginocchio si frantumò sbattendo in fondo allo sterzo, mentre guardavo alla mia sinistra. Avery se ne stava fuori dalla mia macchia, i suoi capelli di un rosso fuoco nella luce del sole al tramonto. Agitò le dita verso di me. Mi feci piccola piccola perché mi sentivo stupida, mi allungai e premetti il pulsante. Il finestrino scivolò giù silenziosamente. 

Si chinò, appoggiando gli avambracci sullo sportello e ficcando praticamente la testa in macchia, e parlando direttamente al mio lato sinistro. Avery era un paio d’anni più grande di me e aveva avuto due bambini, uno dei quali meno di un anno prima, ma con quelle lentiggini e quegli occhi marroni, riusciva ancora a sembrare una ragazzina di appena vent’anni . "Allora, che stai facendo?”
Guardai da lei al parabrezza e poi di nuovo indietro. "Uhm, stavo….pensando.”
"Uh-huh." Avery sorrise un po '. "Pensi che finirai prima o poi?” 
"Non lo so," mormorai, sentendo le guance accaldarsi. 
"La cameriera ha appena preso le ordinazioni della roba da bere. Ti ho preso una Coca ", si offrì. "Non light. Spero ti unirai a noi, prima di ordinare gli antipasti, perché Cam sta parlando di calcio e conosci la mia capacità di attenzione quando inizia a parlare di calcio.” 

L'angolo destro della mia bocca si curvò un po’. Cam aveva giocato a calcio per parecchi anni. Adesso aveva intrapreso la carriera di allenatore a Shepherd, il che significava che aveva modo di essere a casa molto più spesso. "Mi dispiace di averti messo in questa situazione. Non avevo intenzione di scappare.” 
"Non penso che lo avresti fatto, ma ho immaginato che avresti avuto bisogno di un po’ di incoraggiamento.” 

Sbirciai verso di lei ancora una volta, e il mezzo sorriso scivolò via dal mio viso. Lasciare che Avery mi trascinasse in tutto questo, faceva parte del buttarsi di nuovo nella mischia e vivere di nuovo, ma non era facile.. "Sa . . lui sa di. . . ? " indicai la mia faccia. 

Uno sguardo dolce si insinuò sul viso di Avery mentre entrò dentro e mi accarezzò il braccio. Ero di nuovo aggrappata al volante come una matta. “ Cam non è entrato nei dettagli, naturalmente, perché non spetta a noi raccontare questa storia, ma Grady sa abbastanza.” 
Nel senso che non avrebbe avuto l’espressione da “ Ma che cazzo..” sul viso quando mi avrebbe visto.
Certo, probabilmente avrebbe avuto ancora quell’espressione ad un certo punto. Da lontano, non sembrava che ci fosse niente di strano in me. Era sotto un’analisi accurata che non tornavano i conti riguardo al mio viso.
E questo era quello che mi preoccupava riguardo quella sera, quello che temevo tutte le volte che incontravo qualcuno per la prima volta. Alcune persone semplicemente parlavano senza pensare, non gli importava se la domanda che mi ponevano, mi imbarazzasse o potesse darmi fastidio, o che potesse farmi pensare a una notte che avrei preferito dimenticare, per tantissime ragioni. Anche se non chiedevano cosa era capitato alla mia faccia, ci pensavano, perché lo penserei anche io. Questo non faceva di loro delle persone terribili. Li rendeva semplicemente Persone. 

Mi fissavano, cercando di capire il motivo per cui la mia mascella destra sembrava un po 'diversa dalla mascella sinistra. Cercavano di nascondere che stessero guardando, ma continuavano a guardare la mia guancia sinistra, cercando di indovinare cosa avrebbe potuto lasciare un buco così profondo, appena sotto lo zigomo. Poi si sarebbero chiesti, se la sordità del mio orecchio destro avesse qualcosa a che fare con quello che era successo alla mia faccia. 
Nessuno avrebbe dovuto fare quelle domande, ma sapevo che era quello che stavano pensando.
"E 'un bravo ragazzo,” continuò Avery, stringendo il mio braccio delicatamente. “ E’ super simpatico e carino. Ti ho detto quanto è carino, vero?” 
Abbassai il mento, sorrisi, sorrisi come meglio potei, che risultava sempre finto o che stessi sghignazzando. Non riuscii a far funzionare bene il lato sinistro della mia bocca. “ Si, l’hai detto un paio di volte.” Sospirai mentre misi giù le mani dallo sterzo. “ Mi dispiace. Sono pronta.” 

Avery fece un passo indietro, mentre io spingevo il pulsante, chiudendo il finestrino. Spensi l’auto, e presi la mia borsa color arancione bruciato dal sedile. Avevo un debole per le borse. A dir la verità era l’unica cosa per cui facevo pazzie, e potevo buttar via qualche soldo per una borsa. Ad esempio, quella a tema autunno di Coach, era decisamente la meno costosa che avessi comprato. 
Uscii nella fresca aria della sera di fine settembre, desiderando di aver indossato qualcosa di più pesante del mio dolcevita sottile nero, ma il maglione leggero, stava bene con gli stivali fino al ginocchio neri, e quella sera ci stavo provando. Insomma, impegnandomi sul mio aspetto, significava che mi sarei impegnata in quell’appuntamento. 
"Devi smetterla di chiedere scusa." Avery avvolse il braccio con il mio sinistro. "Fidati. Fattelo dire da una che abitualmente si scusava. Non hai bisogno di scusarti, quando non hai fatto niente di male.” 

Alzai le sopracciglia. Sapevo che Avery aveva un passato abbastanza incasinato. Per molto tempo, non avevo idea di cosa le fosse successo, ma cinque anni fa, si è confidata. Sentire ciò che aveva vissuto, anche se era molto diverso da quello che era capitato a me, mi aveva aiutato. Soprattutto vederla andare avanti, dopo un evento così traumatico, sana, felice e innamorata. Avery era la dimostrazione che le cicatrici, sia fisiche che emotive, potevano non solo essere una rappresentazione di sopravvivenza, ma anche una storia di speranza. 
"Sì, ma voi stavate aspettando,” dissi toccandomi il collo, e raccogliendo le lunghe ciocche di capelli. Li portai sulla spalla sinistra, così la spessa coltre di capelli, cadde in avanti. “ Ho quasi ventisette anni. Non saresti dovuta venire a tirarmi fuori dalla macchina.” Avery rise. “ Ci sono volte in cui Cam, deve venire a tirarmi fuori dall’armadio e ficcarmi tra le dita una bottiglia di vino, quindi questo è niente.” 

Risi, all’immagine che quelle parole avevano creato. “ Sono contenta che hai accettato di uscire, questa sera.” Avery liberò il suo braccio e aprì la porta. “ Penso che ti piacerà davvero Grady.” 
Lo speravo. Ma non avevo grosse aspettative, soprattutto perché, beh, non avevo avuto la fortuna migliore , quando si trattava del sesso opposto. Ero stata super interessata, solo di due ragazzi. Non volevo nemmeno pensare al primo, a lui, perché quello era un abisso di disperazione, nel quale non avevo intenzione di ricadere. E poi c’era questo ragazzo con cui ero uscita tre anni prima, ma Ben Campbell mi aveva trattata come se uscendo con me, fosse un atto di beneficenza 

Oltre a questo, ero una sorta di nullità ed ero convinta che sarei finita, come temeva mia madre, single, senza figli e sola per il resto della mia vita, vivendo nel mio appartamento con una decina di uccelli esotici. “ Sei pronta?” Chiese Avery, risvegliandomi dai miei pensieri. 
Annuii, anche se non era quello che volevo. Mentii, perché a volte mentire era come sopravvivere. Lo facevi senza nemmeno rendertene conto. “ Sono pronta.” 

ALLA PROSSIMA READING...

(Traduzione a cura di Samuela Senna)












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